elcroquis172

EL CROQUIS 172

72,00

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STEVEN HOLL ARCHITECTS 2008/2014

Biography

Concepts and Melodies
A Conversation with Steven Holl
An Abecedary of Steven Holl
LM Harbor Gateway, Copenhagen
Lewis Center for the Arts, Princeton University
Hangzhou Triaxial Field
Knut Hamsun Center
Hangzhou Music Museum
HEART Herning Museum of Contemporary Art
Horizontal Skyscraper Vanke Center
Shan-Shui Hangzhou
Hangzhou Performing Arts Center and Art Museum
Museum and Design Nucleus
New Doctorate’s Building, National University of Colombia
Hunters Point Community Library
Visual Arts Building, University of Iowa
Cité de l’Océan et du Surf
Maggie’s Centre at St. Barts
Institute for Contemporary Art, Virginia Commonwealth University
Sliced Porosity Block, Chengdu
Daeyang Gallery and House
John F. Kennedy Center
Nanjing Sifang Art Museum
Campbell Sports Center
Ecology and Planning Museums, Tianjin EcoCity
Glasgow School of Art
Qingdao Culture and Art Center
Li-Ze Soho Tower

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Non c’è allusione di sorta nell’architettura di Steven Holl è definita e articolata quanto lo sono i suoi “pensieri” espressi nello sfumato dei suoi acquerelli. Un sistema di rappresentazione dall’immediatezza molto relativa per bloccare sulla carta spunti e idee, se confrontata agli abituali schizzi degli architetti ma perfetto per un sistema progettuale che si confronta con un impianto filosofico molto vasto che include un rapporto col sistema spazio temporale rigorosamente scientifico. In grado quindi di assorbire e relativizzare – appunto – qualunque referente: il rigore geometrico del sistema astrale quanto la dimensione di una storia – specificatamente architettonica – senza limiti. Creando una sorta di univeralismo temperato da un “ordine” che esplora conservando e consente la sopravvivenza di sistemi espressivi apparentemente distanti. Come (la citata) porta in tamburato di alluminio martellato della sala riunioni affacciata sul parcheggio dei convogli ferroviari sull’Hudson, corredata da una maniglia “povera” di foggia elementare e quasi artigianale. Passato e futuro si fondono, e il nido d’ape o tamburato, con la sua quasi biologica cavernosità è in fondo la metafora di questa architettura internamente complessa ed esternamente semplificata da un ordine generale che non sembra creare dualismi. E’ la naturalità artificiale di un modernismo senza tempo che assorbe ogni “intorno” ritenuto significativo e lo esplora in funzione dei suoi rapporti di una “luce” che può anche essere assenza della stessa.”

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