Uno studio fondamentale sull’astrazione nella storia, nella teoria e nella pratica dell’architettura, che mette in discussione le nostre convinzioni sul significato delle forme astratte.
In questo studio teorico sull’astrazione in architettura – il primo nel suo genere – Pier Vittorio Aureli propone una riconsiderazione dell’astrazione, dei suoi significati e delle sue origini. Sebbene gli architetti abbiano tradizionalmente interpretato l’astrazione in termini formali – la riduzione intenzionale della complessità del progetto ai suoi elementi essenziali – Aureli dimostra che l’astrazione scaturisce invece dalle condizioni materiali della produzione edilizia. In uno studio vivace, ispirato a Walter Benjamin, Karl Marx, Alfred Sohn-Rethel e altri teorici sociali, “Architettura e Astrazione” presenta l’astrazione in architettura non come una tendenza estetica, bensì come un movimento che nasce dalla moderna divisione del lavoro e dalle conseguenti asimmetrie sociali.
Queste divisioni erano già state anticipate dall’architettura antica, che stabiliva una distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, ponendo il primo al servizio del secondo. Ulteriori astrazioni emersero quando la geometria, utilizzata per misurare i territori, divenne l’intermediario tra terra e denaro e produsse infine la logica della griglia. Ai giorni nostri, l’astrazione architettonica serve la logica del capitalismo e abbraccia il presupposto che tutto sia scambiabile, persino l’esperienza stessa è una merce. Per resistere a questa svolta, Aureli cerca una critica dell’architettura che non parta da vette filosofiche, ma dal livello concreto della pratica materiale.

