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Arquitectura Viva 113

Piedra al limite

 

 

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CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 113 – PIEDRA AL LIMITE

La pietra rappresenta la costruzione al limite: al limite del tempo, perché la sua tenace inerzia parla insieme della sua remota origine e della sua volontà di permanenza, in quanto la sua resistente fermezza è emblema di una solidità senza tempo; al limite della tecnica, perché la sua estrema varietà di accordi e ingranaggi corre parallela al suo tallone d’Achille tensionale, poiché la sua incapacità di resistere alla trazione è la ragione meccanica del suo utilizzo in volume; e al limite del tatto, perché la percezione delle sue trame si riferisce all’attrito della superficie con la pelle, non importa quanto lo sguardo si fermi all’ariosa attrattiva della luminosità o del colore. Tempo, tecnica e tatto si amalgamano nella bottega, che estrae dai materiali lapidei tenacia, utilità adeguata e bellezza comune. Appena naturale nella sua forma primitiva, la pietra contemporanea è interamente un artificio, il prodotto di un’industria tanto sviluppata nei suoi meccanismi di estrazione e manipolazione quanto complessa nei suoi processi di marketing e gestione finanziaria: marmo, granito e ardesia viaggiano per il mondo impigliato in una matassa di sistemi di trasporto e flussi monetari che portano il materiale dalla cava al cantiere, ignorando i sistemi di prossimità che in passato davano omogeneità costruttiva, funzionale e visiva ai paesaggi modellati dall’azione umana. Eppure, pur essendo del tutto artificiale allo stato attuale, la pietra conserva ancora il fascino singolare della sua origine ultima nel grembo della natura. La necessaria casualità della geologia offre una connessione matriciale con la mistica della pietra fondamentale che sostiene sulle sue spalle di Atlante la continuità essenziale in un mondo contingente, ma anche con l’infinito rapporto di rocce ignee, sedimentarie o metamorfiche che mostrano la loro varietà meccanica. ed estetica in una miriade di luoghi e depositi, moltiplicando la sua magia minerale con i più diversi aggregati, fratture e agenti atmosferici. Materia essenziale su cui costruiamo edifici e istituzioni, e materiale accidentale dalla cui illimitata eterogeneità si nutre il suo fascino, la pietra estende il suo ampio arco di significato dalla radicalità nuda e metafisica al fogliame della diversità pittoresca. Severa e laconica come pietra angolare, o necessaria ed esatta come chiave di volta, la pietra può anche abbandonare la sua gravità per decomporsi in un caleidoscopio di manifestazioni luminose, siano esse sottili lastre di facciata, lastre di copertura esfoliate o lastre di rivestimento traslucide: elementi in cui la leggerezza connota versatilità tecnica, libertà di scelta e pluralità espressiva. È un altro modo di intendere il viaggio verso i limiti, in un percorso che sostituisce l’esplorazione della materia come scavo senza fine con un’espansione continuamente rinnovata che ingombra lo spazio con la moltitudine pragmatica del gusto individuale: tra quell’implosione essenziale e quell’esplosione plurale batte il battito della pietra viva.

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