CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 114 – VIVIENDA NORMAL
La normalità esige la natura o la regola. In una vita normale c’è spazio sia per la naturalezza che per la norma, e un’abitazione può essere normale senza diventare solo normativa. Scenario della regolarità dei cicli biologici e della reiterazione dei comportamenti abituali, la casa è necessariamente prevedibile, e la sua conformazione architettonica deve adeguarsi a questa condizione ritmica e ripetuta. L’abitudine di vivere e l’abitudine di abitare creano sequenze di spazi e tempi poco compatibili con la faticosa ricerca del caso e della sorpresa: l’ostinato impegno per l’innovazione permanente finisce per entrare in conflitto con la pigrizia delle forme e la tenacia delle abitudini . , perché la vita normale è governata dalla natura e dalle convenzioni. Flussi metabolici e rituali sociali cospirano per normalizzare gli ambiti della vita, e le case migliori risultano essere quelle che preferiscono il silenzio al rumore. Nel territorio dell’urbanità contemporanea, le esigenze parallele di spettacolo e di scandalo legate alla visibilità fisica e simbolica dei singoli edifici hanno finito per riversarsi sul paesaggio unanime della residenza collettiva, e sull’uso totemico o iconico dei progetti abitativi. Questa denaturazione dell’anonima sostanza dell’alloggio distorce il tessuto residenziale, che va da scenario di istituzioni emblematiche in cui la comunità si riconosce, a figura di spicco che rivendica il protagonismo al centro della scena sociale, monumentalizzando ciò che è solo particolare e donando un carattere pubblico a ciò che appartiene essenzialmente al dominio privato. La casa generata da questi processi è ovviamente anormale, a volte subnormale e spesso paranormale, ma in pochissime occasioni si è adattata al laconicismo che si addice a un teatro per il duro lavoro dell’abitare. Per quanto sia in contraddizione con le nostre aspettative o desideri, un tale cambio di ruoli tra pubblico e privato — che i libertari del 1968 rivendicavano con vigore, ponendo l’autentica rivoluzione nella pubblicità dell’intimo e nell’addomesticamento del politico — è stato pienamente consumato nell’attuale società dello spettacolo, dove il personale è spudoratamente esibito nei media e dove la sfera del dibattito collettivo ha finito per gravitare attorno al pianeta egocentrico dell’esperienza quotidiana. Forse per questo, rivendicare per l’abitazione la normalità della natura o della regola è estemporaneo quanto lamentare la devastazione della privacy o deplorare la privatizzazione del pubblico. Assordati dal rumore del mondo, prestiamo appena attenzione al mormorio della vita, e il frastuono retorico dell’eccezionale prevale sulla musica tranquilla del normale, fondendo voci con echi nell’ombra.






