Arquitectura Viva 153

Ways of Seeing

 

 

19,00

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CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 153 – WAYS OF SEEING

La fotografia è documento e finzione, una registrazione rigorosa della realtà e un resoconto intenzionale della storia. D’altra parte, la fotografia di architettura non è altro: dai sali d’argento ai bit digitali, i suoi mezzi e strumenti sono serviti a ritrarre edifici e città con l’oggettività che la sua natura tecnica garantisce, e allo stesso tempo con la soggettività implicita negli occhi che sceglie la cornice, segregando dal magma del mondo ciò che merita di essere rappresentato. Ci sono molti modi di vedere, e chi di noi appartiene alla generazione che ha plasmato il loro sguardo critico con John Berger e Susan Sontag sa bene che non esistono immagini innocenti, così come non esistono fotografie di opere o paesaggi che non contengano allo stesso tempo l’impronta luminosa degli oggetti e la scia ombrosa dei propositi. Il ritratto è una storia e ciò che appare all’interno dell’inquadratura risulta essere deliberato come ciò che è lasciato fuori dal campo. Se gli architetti sono diventati fotografi per catturare il proprio lavoro e quello degli altri —sostituendo o completando con la macchina fotografica i tradizionali quaderni da disegno—, i fotografi sono diventati architetti interpretando con lo sguardo le idee incorporate nelle forme costruite, trasformando l’obiettivo in uno strumento in più di questo vecchio mestiere. Allo stesso modo, le pubblicazioni di architettura hanno utilizzato le immagini fotografiche — come le incisioni ai loro tempi — per dare muscoli e un volto allo scheletro senza vita delle parole, dando persuasione visiva alla loro musica silenziosa, e nel processo subendo anche il rapimento della seduzione retinica . Dal piccolo Minox 35GT con cui questo regista 25 anni fa scattò la foto di copertina del primo numero di Arquitectura Viva ai colossali mezzi tecnici dei professionisti di oggi, c’è un abisso che ci spinge insensibile verso lo spettacolo. Del resto, i fotografi sono oggi i critici di architettura più influenti, sia per la selezione delle opere che scelgono di documentare, sia per il modo di rappresentarle, in modo che sia la loro agenda e il loro allievo a stabilire le coordinate del dialogo. . Trasformare oggi il campo della riflessione richiede forse un approccio più critico alle immagini, evitando l’esclusivo protagonismo dell’occhio e utilizzando in modo diverso il pensiero visivo che, oltre ad essere uno strumento utile per comprendere il mondo, è quasi inseparabile dalla formazione e istinto dell’architetto, e costituisce sicuramente la sua abilità migliore e più unica. Del resto è difficile resistere ai labirinti amichevoli dello sguardo, quindi continueremo a camminare in compagnia di fotografi e soccombere al fascino delle immagini. Parafrasando Baudelaire, “fotografo ipocrita, mio ​​prossimo, mio ​​fratello!”

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