Arquitectura Viva 211

Barclay & Crousse

 

 

21,00

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CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 211 – BARCLAY & CROUSSE

I giubbotti gialli hanno reso visibile l’invisibile. La Francia periferica si è manifestata nel centro di Parigi e l’esplosione politica delle classi medie erose dalla globalizzazione è stata accolta con la stessa sorpresa del referendum sulla Brexit, dell’elezione di Trump o dell’ascesa del populismo. Come spiega il geografo Christophe Guilluy, il fenomeno affonda le sue radici nel processo di emarginazione sociale e culturale dei ceti popolari iniziato negli anni ’80, che ha aperto un abisso tra l’esperienza quotidiana delle élite che vivono nelle metropoli cosmopolite e quella delle gli abitanti delle piccole città e delle aree rurali, con minor dinamismo economico e scarsa creazione di posti di lavoro. Per questi l’auto è fondamentale, perché sono costretti a praticare quello che Daniel Behar, geografo anche lui, chiama ‘zapping territoriale’ tra casa, lavoro e centri commerciali disseminati in quella ‘brutta Francia’ che Michel Houellebecq ha interpretato nei suoi romanzi . L’aumento del prezzo del carburante per motivi ambientali ha provocato una colossale rivolta che ha avuto il suo primo stadio nelle innumerevoli rotonde suburbane, spesso occupate da deplorevoli sculture, e che sono quanto di più vicino ad una piazza pubblica nell’ambiente frammentato di lo sprawl, ma presto si concentrò sul più monumentale degli “intersezioni rotanti”, come li definì il loro inventore, l’urbanista Eugène Hénard: la Place de l’Étoile, progettata da Jacques Hittorf attorno all’Arco di Trionfo seguendo le linee guida di Haussmann, e che nel 1907 stabilirà per la prima volta la circolazione a rotazione in una direzione per facilitare il collegamento dei dodici viali che vi convergono. Simbolo repubblicano per eccellenza, l’Arco di Trionfo — sull’asse che dal Louvre conduce all’Arco della Défense — subì l’ira della dimenticata Francia delle rotonde, che portò la sua protesta dall’informe territorio suburbano al cuore formale della urbanità. Se la transizione energetica promossa dalle tasse sui combustibili inquinanti e dai limiti alla circolazione delle auto nelle città è essenziale e auspicabile —sia per ottenere un’aria più pulita che per moderare il cambiamento climatico—, l’attuazione di queste misure danneggia spesso quella cittadinanza emarginata e invisibile che ha perso il treno della globalizzazione, che ha bisogno dell’auto come strumento di lavoro e di vita, e che nell’ultimo decennio di crisi non ha potuto permettersi di rinnovare il proprio veicolo. Certo, le linee guida europee sulle emissioni e le politiche urbane per la mobilità sostenibile vanno nella giusta direzione, ma se non sono integrate dal sostegno ai settori sociali più fragili, corrono il rischio di aumentare le disuguaglianze, di fratturare la convivenza e di inaridire la democrazia. I giubbotti gialli delle rotonde dovrebbero lampeggiare nella coscienza collettiva come la luce ambrata che avverte del pericolo.

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