Arquitectura Viva 286

Variaciones de escala

28,50

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Lo studio madrileno di Uriel Fogué, Eva Gil e Carlos Palacios immagina ecosistemi anziché semplici contenitori e, di fronte all’emergenza climatica, si impegna affinché tutti i suoi progetti aderiscano a quelli che definiscono “contratti ecologici”: ogni dettaglio costruttivo deve avere il minimo impatto ambientale possibile e riconoscere l’esistenza di realtà non umane. Da questa prospettiva caleidoscopica, affrontano progetti di ogni dimensione, che Arquitectura Viva organizza per scala per mostrare diversi percorsi verso una vita più equilibrata ed empatica.

Il dossier di questo numero prende spunto dalla riflessione formulata dal critico portoghese Paulo Martins Barata nel suo recente saggio *Il linguaggio dell’architettura metamoderna*, e funge da pretesto per presentare una selezione di nove studi europei emersi dopo la crisi del 2008 – da Traumnovelle e Max Zitzelsberger a nord, a BeAr e Point Supreme a sud, passando per lo studio svizzero di Lütjens Padmanabhan e Leopold Banchini – caratterizzati da un approccio innovativo che concilia principi moderni e sensibilità postmoderne.

La sezione Arte e Cultura, invece, documenta due importanti eventi culturali dell’estate: il congresso UIA di Barcellona, ​​di cui Alberto Ballesteros ed Enrique Morillo raccontano in prima persona le sessioni e gli eventi, e la mostra Zurbarán alla National Gallery di Londra, esplorata da Luis Fernández-Galiano, che mette in luce gli affascinanti tessuti presenti nei suoi dipinti di monaci e santi. Inoltre, la vittoria della Spagna ai Mondiali spinge Jacques Herzog a riflettere sul suo legame emotivo con il calcio, e Pezo von Ellrichshausen a svelare il lato oscuro dei concorsi di architettura.

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