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Arquitectura Viva 92

Extra Espana

 

 

15,00

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CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 92 – EXTRA ESPANA

Spagna extra o extra Spagna? L’ambiguità del termine ci permette di intendere i progetti racchiusi nel riassunto come una compilation aggiuntiva o come un’ottima raccolta: La Spagna in più o la meravigliosa Spagna? La Spagna aggiunta allude alla selezione di opere che si raccoglie regolarmente nell’annuario AV, qui arricchita da un insieme di opere tardive e periferiche; La Spagna straordinaria deve essere interpretata come una raccolta di preziose realizzazioni estratte dal mediocre pantano della produzione abituale. Nuove aggiunte ed eccezioni, queste opere accidentali sono comparse nel cast di ruoli tra i soliti sospetti, mentre allo stesso tempo mostrano una qualità in più che le fa risaltare contro il profilo piatto del paesaggio. Fuori dal canone e alla periferia del sistema, il suo pregio sta nell’essere fuori: fuori dalla banale ripetizione dell’adulazione e anche fuori dalla banale sottomissione alla routine. Se “extra” è fuorviante, “Spagna” non lo è da meno. Nella situazione centrifuga che il Paese sta vivendo oggi, la naturalezza con cui si faceva riferimento alla Spagna oa quello che è lo spagnolo ha dato origine a un uso cauto che misura le sfumature per evitare offese involontarie. Quando il ribollire identitario del nazionalismo perimetrale richiede la divisione della penisola in un arcipelago di frammenti, e quando la balcanizzazione accelerata finge una modernità sfocata e reticolare, trattare la Spagna da un centro percepito come radiale ha una distratta audacia. Ma nell’asse di questi raggi che alla fine si intrecciano in una rete, cerchiamo di rappresentare la Spagna senza che l’empatia della prossimità offuschi o alteri la verosimiglianza del ritratto: se la raccolta degli episodi si rivela perduta, non sarà per mancanza di curiose esplorazioni per l’ampiezza e la lunghezza di quel territorio che Praz chiamò ‘Peninsula pentagonal’ e delle sue isole atlantiche o mediterranee. Questo effimero florilegium non è un campione rappresentativo dell’architettura spagnola, ma piuttosto un’indicazione dell’eccellenza della sua migliore costruzione e un inventario delle caratteristiche su cui si è basato il suo riconoscimento globale. Con la prospettiva data dalla lontananza, e forse anche con l’imprecisione inseparabile dalla lontananza, fuori dal contenzioso cortile di questa patria provvisoria, Marca España amalgama il cinema di Almodóvar, la cucina di Ferrán Adriá e l’architettura di Calatrava; oltre a quel toro Osborne che ha sostituito lo stemma nazionale sulle bandiere che si sventolano negli spalti sportivi, nelle caserme delle truppe di spedizione o nella stazione scientifica antartica. Si spera che la Spagna che sembra essersi lasciata alle spalle la mater dolorosa del vecchio nazionalismo, e che Newsweek propone come modello europeo —The Spanish Way— sappia evitare i suoi demoni familiari, scambiando le lacrime nere di Bebo e Cigala con le cose buone di Paco de Lucia. Alcuni sono qui.

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