CONTENUTI CASABELLA 974 – OTTOBRE 2025
Sommario / Summary
2
Consenso e arbitrio /Consensus and arbitrariness
Francesco Dal Co
3-45
Soviet Welfare
5
‘Playtime’ à la soviétique. Per un’archeologia del tempo libero ‘proletario’ / Towards an archaeology of ‘proletarian’ free time
Alessandro De Magistris
25
Sanatorio Megobroba / Megobroba Sanatorium
27
Stabilimento Termale n. 5 / Bathhouse n. 5
28
Sanatorio Savane / Sanatorium Savane
29
Sanatorio Metalurgh / Metalurgh Sanatorium
32
Stabilimento Termale n. 6 / Bathhouse n. 6
34
Sanatorio Gelati / Gelati Sanatorium
39
Sanatorio Medea / Medea Sanatorium
41
Stazione Ferroviaria / Rail Station
43
Stabilimento Termale n. 8 / Bathhouse n. 8
44
Sanatorio Aia / Aia Sanatorium
46-97
Carlo Scarpa, Aldo Businaro, Tobia Scarpa.
Il Palazzetto
48
Carlo Scarpa, Aldo Businaro e il Palazzetto nei miei ricordi / Carlo Scarpa, Aldo Businaro and il Palazzetto: my memories
Guido Pietropoli
52
Il Palazzetto: il percorso nella successione delle immagini e i progettisti degli interventi / Il Palazzetto: the sequence of images and the designers of the interventions
Casabella
87
Vite intense. Frammenti di creatività / Intense lives. Fragments of creativity
Massimo Curzi
98-102
Biblioteca/Books
98
Biblioteca / Books
99
Les Mystères du Château du Saint-Cloud
Francesco Dal Co
La Crimea ha rappresentato per la Russia la porta verso il “mare caldo” e la sua proiezione imperiale. Le cose non sono cambiate dopo la nascita dell’Unione Sovietica e ancora oggi il potere di rigenerarsi del totalitarismo russo ha in Crimea il suo palcoscenico. Tra le sue quinte vi sono, oltre alle rovine che ogni giorno vengono lì accumulate, anche quelle di opere di architettura costruite per celebrare il “mondo nuovo” con il quale il Socialismo si identificava. Nella prima parte di questo numero, «Casabella» 974 racconta la storia di un insieme di edifici (sanatori, case di riposo, terme, pasticcerie, parchi giochi ecc.) che, come in Crimea, vennero costruiti con analoghe finalità nella non lontana Georgia.
Ciò avvenne coinvolgendo anche architetti celebri e che hanno contributo a rendere un mito l’avanguardia sovietica degli anni Venti. In tempi più recenti, queste architetture non più luoghi di cura e di svago per i cittadini sovietici, ma relitti dei naufragi individuali e collettivi di quanti le avevano originariamente volute e progettate, hanno accolto i rifugiati dalla guerra tra la Georgia e l’Abkhazia iniziata nel 1992, una parte dimenticata di una storia che continua: come il totalitarismo sovietico si identificò con la riduzione dell’uomo a strumento del compiersi della storia, così ai nostri giorni è la natura bestiale dell’umanità a ridurre l’uomo a semplice materiale e le sue opere a ruderi.
Una volta sfogliate le prime pagine, alcuni lettori potrebbero ritenere sconcertante il loro accostamento alla seconda parte di «Casabella» 974. Ma la bestialità (Bastialität) non è il solo destino della modernità. «Le azioni umane», spiega Hannah Arendt, «sono completamente arbitrarie e la legge e le relazioni di potere possono stabilire solo i confini oltre i quali opera quella sfera della vita completamente diversa che è non pubblica».
A questa sfera possono appartenere anche le cose che gli uomini a volte costruiscono liberi dalla necessità, arbitrariamente, come ci auguriamo dimostri quanto Carlo Scarpa ha fatto trasformando una vecchia casa nel “piccolo palazzo” di cui «Casabella» 974 racconta la storia, insieme a quella del suo proprietario, Aldo Businaro, che l’ha trasformato in un suggestivo ed eterodosso museo del design contemporaneo.
Francesco Dal Co


