CONTENUTI DOMUS 1065 – FEBBRAIO 2022 – JUNYA ISHIGAMI
Le pagine della sezione Arte sono dedicate all’installazione The Guardians di Tatiana Trouvé, in mostra alla Bourse de Commerce di Parigi, sculture realizzate in bronzo che diventano nel percorso museale indicatori sia di monumentalità sia di evoluzione: il bronzo si modifica a causa degli agenti atmosferici, senza che per questo le opere si deteriorino.
Per Design, viene presentata la serie di sedie Leftover Synthesis, un’esplorazione del designer Simon Gehring che ha l’obiettivo di trovare una modalità per sfruttare al meglio gli scarti di legno, soprattutto quelli prodotti nel settore dell’arredo, combinandoli tra loro con metodi di progettazione computazionale. L’architetta Martine Bedin – una delle fondatrici del gruppo d’avanguardia Memphis – ricorda il processo progettuale della Seyun chair di Zaha Hadid. “Questa sedia, come pure tutti gli oggetti prodotti da Karimoku, era forse per lei l’espressione di qualcosa di più intimo, il contrario delle sue architetture”.
Il Diario di questo mese, pagine dedicate all’attualità, è aperto dalla sezione Punti di vista, dove gli architetti italiani Giacomo Ardesio e Matteo Ghidoni dialogano sul tema degli urban center e del loro ruolo nelle trasformazioni urbane. Per Grafica, Francesco Franchi racconta il ruolo dei graphic designer nel rappresentare la società e la derivata potenzialità di essere trasformativo e inclusivo, se creato da persone con identità, background e capacità diverse. Antonio Armano narra la doppia vita dell’azienda tedesca Midgard: fondata nel 1919 dall’ingegnere Curt Fischer, e rinata per passione nel 2014-2015 grazie a David Einsiedler e Joke Rasch. Per la rubrica Casa d’altri, lo scrittore Andrea Bajani racconta i suoi soggiorni a Kiel, due brevi periodi di dieci giorni ciascuno, in quello che descrive come “poco più di uno stanzone, che però aveva tutto per sembrare una casa”. Il tentativo: andare a stanare un romanzo ai confini dell’Europa.
Walter Mariotti, Direttore Editoriale di Domus, chiude il numero scrivendo dell’incontro con Judith Wade, fondatrice della società Grandi Giardini Italiani, arrivata nel 2010 all’internazionalizzazione con Gardens of Switzerland, seguita, nove anni dopo, da Great Gardens of the world.


