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Domus 1067

Aprile 2022

10,00

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CONTENUTI DOMUS 1067 – APRILE 2022
Il numero di aprile di Domus 1067 si concentra sull’abitare. Il Guest Editor 2022 Jean Nouvel nel suo editoriale spiega come progettare per le nuove urgenze abitative delle grandi città deve essere la missione e il ruolo sociale degli architetti. “Abitare è scegliere il luogo, o i luoghi, dove si vivrà in base a un’affinità, a un desiderio, prima dal punto di vista geografico poi da quello sensoriale. È organizzare il proprio benessere, segnare lo spazio con la propria impronta, adattarlo, farne un’espressione di noi stessi e di chi vive con noi”.
Segue nei Saggi il ricercatore spagnolo Javier Arpa Fernández che analizza l’esperienza di Paris Habitat, grazie al quale la presenza di più di 110.000 case nella capitale francese rappresenta una importante strategia per garantire coesione sociale su scala urbana. Mentre i prezzi degli alloggi aumentano, questo patrimonio immobiliare ospita una popolazione diversificata e ci incoraggia a credere che la vita in città non sia un privilegio di pochi. Segue uno scritto di Anthony Fontenot, che scrive dell’opera di Gregory Air, pioniere americano dell’edilizia sociale moderna.

La prima parte della sezione Architettura è dedicata all’opera di Anne Lacaton e Jean Phillippe Vassal, e si apre con uno scritto di Massimo Faiferri, per il quale “i progetti residenziali presentano una lezione di umiltà, serietà e intelligenza, lavorando per piccoli spostamenti”. Il primo progetto trattato risale al 1993: la Maison Latapie a Floirac, un progetto residenziale a basso costo risultato di una commissione dal budget ridotto per costruire un’abitazione per una coppia con due bambini. Seguono Cité manifeste e Neppert Gardens a Mulhouse, progetti che ruotano intorno alla qualità della vita degli abitanti. La Chesnaie a Saint-Nazaire è una doppia operazione di trasformazione e densificazione, rientrata nel quadro del rinnovamento urbano Ville-Ouest. Infine il progetto per il Grand Parc a Bordeaux, che prevede la trasformazione di tre case popolari già abitate.
Continua la sezione il progetto di rinnovamento in Città del Messico di Escobedo Soliz: l’ammodernamento di un’unità, in un complesso di edilizia sociale anni Quaranta, che risolve la mancanza di privacy e di spazi di servizio. Torniamo a Parigi con il progetto La Ferme du Rail, un servizio solidale di prossimità che produce integrazione attraverso l’agricoltura urbana collocato su una linea ferroviaria storica. Studio Bua trasforma un granaio di cemento abbandonato nelle campagne islandesi in un’abitazione-studio inondata di luce. Qui gli elementi naturali e la struttura preesistete sono materia del nuovo progetto. Infine, Stera Architectures unisce il recupero di un palazzo settecentesco e un ampliamento contemporaneo attraverso la progettazione di una residenza intergenerazionale e solidale per anziani e studenti.
Le pagine dedicate all’Arte sono incentrate sugli scatti fotografici dell’artista Antoine d’Agata, il quale grazie alla tecnologia termica ha creato un linguaggio visivo che gli ha consentito di cogliere la realtà sensoriale, politica ed esistenziale alla vigilia del lockdown. Per Design Domitilla Dardi racconta la nuova collezione di Konstantin Grcic. I nuovi prodotti del designer tedesco sono lontani per tipologia: uno sgabello, una scatola per gli attrezzi, un veicolo elettrico per il trasporto di merci, un modulo da costruzione per pareti. Tutti, però, danno l’unica risposta possibile alla crisi: sono oggetti concreti, strumenti funzionali, mezzi per ricostruire.

Chiude il numero una riflessione finale di Juli Capella, una lettera di risposta al manifesto “Spirito, dove sei?” Scritto da Jean Nouvel per il numero di Domus 1063. “Un bravo architetto si appoggia su due gambe: una è la teoria, l’altra la pratica” spiega l’architetto spagnolo.” Per camminare deve usarle entrambe, muovendole però nella stessa direzione e nello stesso momento, non separatamente. Se ne usa una soltanto, finirà per allontanarsi dalla suo cammino e si perderà, andando verso un precipizio o un pendio scosceso. Se invece userà bene entrambe, arriverà lontano senza problemi”.
Il Diario di questo mese, pagine dedicate all’attualità, è aperto dalla sezione Punti di vista, dove Gerald Böse, presidente e amministratore delegato di Koelnmesse, e Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano, dialogano sul futuro che spetta alle fiere dopo due anni condizionati dalla pandemia. Ken Farris per Opinioni scrive del paradosso del ponte di Henri Labrouste. Ideato per collegare l’Italia e la Francia, offre l’occasione per riflettere sul simbolo del ponte come monumento agli ideali della diplomazia transnazionale. Antonio Armano si focalizza sulla storia di storia di RadiciGroup, produttrice di tecnopolimeri e trasformatasi da azienda di famiglia agli attuali 3.000 dipendenti in tutto il mondo. Per la rubrica Casa d’altri, lo scrittore Andrea Bajani racconta un appartamento di Roma: tra le valigie pronte all’ingresso e il biberon del figlio appena nato in cucina, arrivano i versi di L’amore viene prima.
Walter Mariotti, Direttore Editoriale di Domus, chiude con un dialogo con Eric Breitung, direttore del Preventive Conservation Science Laboratory del dipartimento di Ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art.In allegato a questo doppio numero, la quarta uscita di DomusAir, uno speciale dedicato interamente a trasporti e le connessioni dell’era post-covid. Il focus del numero è “Le connessioni sostenibili nelle e tra le città” e si suddivide in 5 sezioni: Hot Tips, temi, idee e persone in prima linea sul campo dei trasporti e dell’aviazione; Projects, i progetti in corso di stazioni, aeroporti e ponti nel mondo; Technology, ovvero l’innovazione digitale come motore del cambiamento, tra droni e treni alimentati ad idrogeno; Sustainability, sull’impatto globale delle interconnessioni; e infine Take Off, un saggio di Giulio De Carli sulla realizzazione delle infrastrutture del futuro.

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