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Domus 1073

Novembre 2022

15,00

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CONTENUTI DOMUS 1073 – NOVEMBRE 2022
Il numero di novembre di Domus, l’ultimo diretto dal Guest Editor Jean Nouvel, si concentra sulla globalizzazione urbana e il rapporto con l’architettura. Nel suo Editoriale conclusivo il Pritzker Prize francese affronta il tema scrivendo del diritto di abitare bene messo in crisi da un mondo che sta clonando se stesso. “Abitare bene è fondamentale per la vita di tutti, è il punto di partenza: senza un felice territorio di vita, nulla può prosperare. La globalizzazione urbana è il risultato di un egoismo privo di coscienza dell’immediato futuro, di un’assenza generale di empatia”. Segue, sempre a cura di Jean Nouvel, una selezione di frammenti tratti dal libro Dériville di Bruce Bégout, un saggio sul pensiero di Guy Debord e del lavoro immaginifico dei Situazionisti.Segue nei Saggi Tom Avermaete, professore di Storia e teoria del design urbano all’ETH di Zurigo, e Michelangelo Sabatino, professore al College of Architecture dell’Illinois Institute of Technology a Chicago, tracciano una storia del globale in relazione all’architettura e alla città. A seguire, il Direttore Editoriale Walter Mariotti affronta il percorso di una nuova deglobalizzazione, un fenomeno iniziato poco prima dell’emergenza del Covid-19, quando molti segnali indicavano un cambiamento di rotta degli scenari sociali ed economici globali. “Nel mondo della deglobalizzazione-riglobalizzazione, l’introduzione delle criptovalute ha un effetto paradossale e contraddittorio”.

Nella sezione Omaggi, ricordiamo due figure del panorama culturale internazionale che ci hanno salutato quest’anno: il regista Jean-Luc Godard e il filosofo e sociologo Bruno Latour. Continua per Architettura uno scritto del filosofo Edgar Morin, per il quale Città e campagna sono indissolubilmente legate. Oggi, questo rapporto rende necessario un governo del territorio che comprenda entrambe in uno stesso sistema. Facendo leva su solidarietà e responsabilità, poi, si potrà recuperare quello che la globalizzazione ha spezzato. A seguire, Jean Nouvel intervista per Domus l’artista francese JR, ripercorrendo la genesi e le tappe del suo progetto nel carcere di Tehachapi e riflettendo sui risvolti positivi della globalizzazione.Lo scritture e filosofo Bruce Bégout analizza lo sguardo del paesaggio, che ha a lungo oscillato tra il pittoresco e il sublime, mentre appare recentemente come una semplice finestra sul mondo ordinario. Lo scrittore Nicolai Ouroussoff scrive delle risposte dell’architettura ai disastri provocati dalla globalizzazione in ambito urbano devono passare attraverso una visione della responsabilità collettiva che apre nuove possibilità creative. Jean-Louis Cohen, architetto e scrittore, ipotizza la presenza di una città in un’altra come uno dei principali sintomi del rapporto tra globale e locale. Un modello della migrazione delle forme architettoniche da una scala all’altra che scardina la consueta contrapposta tra i due poli. L’architetto Winy Maas scrive della speranza in una globalizzazione più radicale, capace di avvicinare gli esseri umani a una soluzione: progettare con, per e come la natura. Chiude la sezione il filologo Donatien Grau, secondo il quale alla globalizzazione omologante c’è un’alternativa che verte sul senso di comunità e prende
come modello teorico ed esistenziale quello dell’arcipelago.

La rubrica Arte si apre con uno scritto del direttore museale Jean-Hubert Martin, dedicato alla natura elitaria e competitiva dell’arte contemporanea di matrice occidentale, che permette solo in apparenza a chiunque la libertà di espressione. Continua un viaggio in poesia del poeta siriano Adonis, accompagnato da sue opere grafiche e d’illustrazione. Per Design, Deyan Sudjic scrive del designer britannico George Sowden, che da oltre dieci anni, il designer britannico ha deciso di spostare la produzione in Cina, seguendo di persona il processo industriale. Anche se il suo studio non è una multinazionale, la prospettiva adottata è decisamente globale.Chiude il numero uno scritto di Franco Raggi – ex-redattore di Casabella e direttore di Modo – dove articola la tipologia di “architettura delle terre di mezzo”, capace di rendersi visibile per gradi con misura e pazienza, e di rinunciare all’acuto delle ipertecnologie di catastrofica manutenzione. “Un’architettura che non contenga per forza la novità come trend, ma il rinnovamento come forma di pensiero evolutivo”.

Il Diario di questo mese, pagine dedicate all’attualità, è aperto dalla sezione Punti di vista, dove James Stewart e Damiano Cerrone dialogano sull’uso dei big-data nella progettazione urbana: i dati sono una grande risorsa per disegnare città migliori, come applicarli alle città reali e non solo alle smart city? A seguire ricordiamo lo storico art director di Domus, scomparso lo scorso settembre, attraverso il suo recente intervento ad Ascoli Piceno per i 40 anni dell’Ordine degli Architetti. Alessandro Benetti scrive dello Shangri-La Shougang Park Hotel di Lissoni Casal Ribeiro, che partecipa alla riattivazione di un sito ex industriale, rifunzionalizzando le sue architetture di grande scala come spazi dell’accoglienza. Silvana Annicchiarico esamina l’opera di Olga Flór, artista e designer di Eindhoven, con il progetto Under Cover ha provato a riportare comfort, calore e identità in questi spazi standardizzati. Axel Meise, fondatore e designer di Occhio, ne racconta il percorso: da icona del design tedesco a brand internazionale del segmento del lusso.In allegato a questo doppio numero, potrete trovare il numero di Contract, dedicato ai nuovi spazi per la cultura. Lo speciale apre con un editoriale del Direttore Editoriale Walter Mariotti, il quale spiega l’intenzione di riunire e in questo processo sia i progettisti sia le aziende, che restano le due facce del cambiamento, non solo della cultura, ma degli stili di vita, in relazione alle funzioni che oggi deve assolvere il concetto di cultura, ma anche alle modalità secondo le quali la cultura viene elaborata, vissuta, consumata. Continua Valentina Croci, la quale scrive di architetture spettacolari e multifunzionali, ma integrate nel contesto storico, geografico e sociale. Cecilia Fabiani si interroga su come stanno cambiando oggi i musei e cosa implica partecipare a progetti e forniture nell’ambito degli spazi culturali.

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