CONTENUTI DOMUS 1074 – DICEMBRE 202 CON ALLEGATO DOMUS AIR E MONOGRAFIA STEVEN HOLL + TOSHIKO MORI
La cultura non è però un bene passivo o una rendita parassitaria, quanto un elemento vivo che segue la dinamica della società e la interroga nel profondo: necessita, quindi, di tutela e conservazione, ma al tempo stesso di valorizzazione, cioè di modalità di diffusione e fruizione che siano contemporanee, vale a dire in grado di contribuire alla formazione dell’identità individuale e di limitare le differenze sociali.
In Europa, nel 20 per cento dei casi le persone non accedono alle attività culturali per problemi economici. In Italia, queste cifre salgono vertiginosamente, trasformando l’accesso alla cultura in uno strumento di potere, alieno, repressivo, reazionario, oscurantista. Per cambiare questa dinamica il punto nevralgico restano i musei, che in Italia tra pubblici (63 per cento) e privati (27 per cento), sono poco meno di 5.000 e di cui oltre il 70 per cento ha sede in un edificio di interesse storico o artistico.
Sebbene negli ultimi anni i visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali siano aumentati, tranne che durante la chiusura per pandemia, gli accessi sono ancora frenati perché le infrastrutture sono del tutto inadeguate, perché il materiale informativo e la formazione del personale – che oggi parla inglese al 60 per cento, francese al 31, tedesco al 13,5 e meno dell’1 per cento arabo, cinese e giapponese – non sono adeguati all’audience. Senza un investimento in questi asset, sarà difficile aumentare le visite, quindi gli introiti sugli ingressi e la condivisione democratica del patrimonio.
Anche perché in metà dei musei e dei siti italiani l’ingresso è gratis, quando National Gallery e Tate Modern di Londra fanno pagare solo le mostre temporanee e il Prado di Madrid è gratuito in alcune fasce orarie, il Louvre e la maggioranza dei musei e dei monumenti francesi lo sono per i cittadini europei under 26. Nel Regno Unito, si è pensato di ridurre gli ingressi gratuiti, ma da uno studio è emerso che per ogni sterlina ricevuta in sussidi statali i musei nazionali ne fanno guadagnare 3,5.
Domus si augura che nel 2023 la cultura abbia un impatto ancor più significativo sulla qualità della vita delle persone, sul loro benessere e sull’integrazione sociale. Il nostro quinto capitalismo potrebbe anche iniziare così.




