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Domus 1085

Dicembre 2023

15,00

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CONTENUTI DOMUS 1085 – DICEMBRE 2023
Italia fragile: la casa è il tema del numero di dicembre: Domus 1085 è una riflessione sull’abitare. In allegato, la monografia e il manifesto del guest editor 2024, Norman Foster.

Domus 1085 è un numero speciale, curato dalla redazione di Domus, che continua il viaggio iniziato nel 2017 per raccontare l’Italia. Questa settima tappa è dedicata alla casa come progetto, non solo di architettura o di design, ma anche di comunità. Questo perché la casa è, sì, un diritto universale dell’uomo, ma è anche la lente che permette di leggere una serie di fenomeni che stanno attraversando il Paese: dalla turistificazione alla finanziarizzazione del mercato, dal depauperamento del territorio alla relazione con le fragilità di chi è affetto da disabilità, di chi migra e di chi si trova in regime carcerario.

Nell’editoriale di Domus 1085, il direttore editoriale Walter Mariotti introduce il tema del numero facendo emergere un panorama della condizione in cui si trova l’Italia oggi, attraversando la cultura, il cambiamento climatico e il mercato, e analizzandone le ricadute sui settori di cui la nostra rivista si occupa dal 1928. A seguire, le opinioni di Jacopo Tondelli e Alberto Mingardi raccontano l’Italia a partire da Milano e dalla gentrificazione in atto nel capoluogo lombardo.

Il saggio di Luca Garofalo è un viaggio nell’architettura nella residenza pubblica del Dopoguerra e negli edifici-città degli anni Settanta e Ottanta, accompagnato da una serie fotografica di Giovanna Silva. L’articolo si pone come una riflessione sui modelli abitativi elaborati in quegli anni e della loro attualità.

Federica Verona analizza la situazione della casa a Milano, sui fenomeni che stanno accompagnando un’espulsione dei ceti bassi e medi dalla città, dalla gentrificazione agli affitti brevi. In questo, la finanziarizzazione della città post-Expo e post-pandemia ha determinato la necessità urgente di elaborare un progetto urbano alternativo che sappia rispondere ai bisogni “degli ultimi come dei primi”, attraverso una visione e delle politiche che s’impegnino nell’abitare per tutti.

I progetti presentati riguardano tutti la residenza in relazione a diversi tipi di fragilità. Vengono presentati in queste pagine le residenze 5Square di Barreca & La Varra a Milano, da Alessandro Benetti, e il Sila social housing di Corvino + Multari a San Giovanni in Fiore (Cosenza), da Maria Lorenza Crupi. Giulia Ricci racconta SON Cascina San Carlo, di B22 Stefano Tropea con Carlo Venegoni, un cluster di servizi sociali che includono la residenza. Elaborato a partire dalla legge sul “Dopo di noi”, l’intervento recupera una vecchia cascina nella periferia nord-est di Milano e l’ecosistema del sito generando una connessione con la comunità del quartiere attraverso un padiglione per eventi pubblici e spazi per due associazioni. Anche la casa di riposo Santa Barbara di Pedevilla Architects, come sottolinea il testo di Giovanni Comoglio, recupera un vecchio edificio nel centro del comune altoatesino di San Leonardo in Passiria, permettendo ai residenti anziani di essere parte integrante della vita pubblica del paese.

Il saggio di Elena Granata fa il punto sulla questione degli studentati negli anni delle proteste contro il caro affitti che si sono esplicitate attraverso il movimento delle tende in piazza. Contro la logica degli edifici monofunzionali tanto sfruttati da una certa speculazione, gli studenti non chiedono solo dei prezzi accessibili, ma formulano una domanda più complessa di “città pubblica”, un modello di studentato diffuso ancora da inventare.

Il portfolio fotografico è di Filippo Romano: attraverso la sua lente, Romano ha rappresentato inquietudini sociali ed effetti delle crisi ambientali, restituendo il modo in cui queste incontrano il territorio italiano e chi lo abita. Dalle cicatrici che la tempesta Vaia ha impresso nelle Alpi, ai disagi abitativi nelle città, agli incompiuti edilizi in Calabria, fino al fiume Tara, luogo di culto e di balneazione non distante dallo stabilimento ILVA di Taranto, il portfolio è un viaggio che racconta diversi episodi italiani, da nord a sud.

Emanuele Coccia scrive nel suo op-ed che “Le case sono gli abiti più duraturi dei nostri costumi morali”. Il filosofo individua cinque forme interconnesse di romanticismo legate alla dimensione domestica, che appartengono a un tempo che non c’è più, ma di cui ancora è impregnato il nostro modo di guardare all’abitare.

Nella sezione dedicata al territorio, Manuel Orazi racconta i processi che, in Italia, seguono le catastrofi naturali come i terremoti. Partendo dalle risposte all’emergenza abitativa, Orazi racconta come in diversi casi sono state usate le ‘casette’ – ovvero le Sae, soluzione abitativa in emergenza. Orazi fa emergere l’assenza di un modello di intervento unitario che rende ancora più rilevante l’apporto dei privati nella realizzazione di servizi comunitari che hanno lo scopo di aggregare comunità fragilizzate. Segue l’articolo di Marianna Guernieri, che espande sul tema della progettazione delle unità abitative emergenziali e dell’assenza di un apporto sistemico da parte degli architetti.

Elena Sommariva si concentra sullo strutturale sovraffollamento delle strutture carcerarie e del lavoro realizzato da curatori e artisti di rilievo internazionale nella casa di reclusione Calogero Di Bona Ucciardone a Palermo. I laboratori hanno avuto l’effetto di umanizzare gli spazi creando connessioni inedite fra detenuti, operatori sociosanitari e guardie.

Paola Carimati racconta invece l’Italia delle migrazioni, al centro del Mediterraneo. A partire da un’intervista all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, la giornalista passa in rassegna i modelli e i processi in atto sul territorio per accogliere i migranti, facendo emergere la necessità di ripensare l’accoglienza e l’integrazione sul territorio del Paese.

Chiude il numero la cover story che dettaglia il progetto fotografico ed editoriale Era Mare, di Matteo de Mayda, Bruno (Andrea Codolo e Giacomo Covacich) e Francesca Seravalle. L’incasso proveniente dalle copie vendute del libro, incentrato sugli effetti devastanti dell’acqua alta del 2019 a Venezia, è stato devoluto all’associazione culturale Do.Ve, che ha aiutato il sestiere di Dorsoduro a rialzarsi dopo la notte del 12 novembre.

Le pagine del Diario, dedicate all’attualità, come di consueto, si aprono con la rubrica Viaggio in Italia, di Walter Mariotti. Il direttore editoriale di Domus fa tappa nella città operaia di Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo. Francesco Franchi, nella rubrica Grafica, racconta le nuove copertine della collana Oscar Mondadori per le opere di Italo Calvino, in occasione del centesimo anniversario della sua nascita. Loredana Mascheroni racconta l’ultimo progetto di Konstantin Grcic per Alpi, mentre Silvana Annicchiarico, nella rubrica Talenti, presenta il designer Jonathan Bocca. Cristina Moro, in Mnemosine, presenta la riedizione di Zanotta della poltrona pieghevole disegnata nel 1968 dagli architetti Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi per Bonacina. Nella rubrica Punti di Vista, Giulia Ricci dialoga con gli architetti Winy Maas e Lawrence Scarpa, cofondatori rispettivamente di Mvrdv (Paesi Bassi) e Brooks + Scarpa (Stati Uniti), sulla riqualificazione di edifici che hanno valore simbolico e una storia politica complessa.

Il numero di dicembre chiude l’anno di Steven Holl e Toshiko Mori, e presenta Norman Foster in veste di guest editor 2024. Con la monografia, Domus racconta la figura del maestro britannico attraverso le sue esperienze, le sue passioni e alcuni progetti cardinali della sua opera. È, però, con il manifesto che Foster espone in prima persona le intenzioni che guideranno le sue scelte per la rivista nel 2024, un anno che sarà votato al futuro.

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