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Arquitectura Viva 93

Masa critica

 

 

15,00

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CONTENUTI ARQUITECTURA VIVA 93 – MASA CRITICA

L’architettura sembra aver raggiunto la sua massa critica: quel volume da cui collisioni casuali tra le particelle provocano una reazione a catena e la conseguente esplosione del suo nucleo. Come nei ristoranti dove una tavola rumorosa costringe gli altri ad alzare la voce, così che presto tutti i commensali impongono la loro voce e nessuno la sente, il grido semantico dei progetti contemporanei ha provocato un’emulazione nell’enfasi e nell’accelerazione delle collisioni espressive che , moltiplicando i loro effetti nel frastuono dei media, pongono questa disciplina sulla soglia di una disgregazione esplosiva. Nella fantascienza cinematografica degli anni Cinquanta, la massa intorno ad essa suscitava il panico sia per la sua condizione informe che per la sua crescita incontrollata, ed entrambe le circostanze si riproducono oggi nei volumi casuali e nei rigonfiamenti concitati di un’architettura bulimica. Gonfia come un otre di pubblicità e spettacolo, questa attività utilitaristica e artistica fluttua inconsciamente nel cielo sbiadito dei palloncini, osservando lo sciame impaziente della folla indaffarata con disprezzo olimpico per Harry Lime dalla cima della ruota panoramica del Prater. Piena di aria calda o di elio infiammabile, le sue forme turgide evocano patologie economiche di segno opposto, ma ugualmente devastanti: come una bolla prodotta da opulenta prosperità, la sua crescita obesa minaccia lo scoppio catastrofico che periodicamente prosciuga i mercati surriscaldati e febbrili di titoli o immobili ; e come moneta simbolica coniata in eccesso, la sua perdita di valore significativo accelera in modo esponenziale fino a raggiungere la vertigine ipnotica di un’iperinflazione che svaluta l’impatto delle architetture al livello trascurabile delle banconote Weimar. In questo frangente incandescente, dove l’accumulo di incidenti produce solo fatica, e il cui rumore di fondo è così forte da attirare l’attenzione del teatro globale solo con incidenti apocalittici, gli architetti alzano la posta come giocatori compulsivi, e il frastuono del casinò silenzia il esistenza comunicativa di architetture silenziose, sedative o sicure. La difesa dell’eccesso che Venturi ha inaugurato con il suo rifiuto del miesiano è di più, suggerendo che, al contrario, meno è una noia (estesa da Koolhaas con parole e fatti nella sua sfinita censura delle miestakes), porta a un neobarocco scenario, gremito di gesti e segni che faticano a elevarsi al di sopra di una variopinta confusione di particelle elementari in un convulso ribollire di collisioni: di più è di più, ma non è mai abbastanza. La temperatura del reattore continua a salire; qualcuno dovrebbe introdurre barre di grafite a quella massa critica.

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