CONTENUTI DOMUS 1115 – SETTEMBRE 2026
Dall’Obama Presidential Center di Chicago al nuovo Lucas Museum di Los Angeles progettato da Mad, nel numero di settembre di Domus Ma Yansong racconta un’architettura che torna a essere esperienza narrativa, capace di parlare a tutti.
Nel nuovo numero di Domus l’architettura torna a essere ciò che è sempre stata prima di ogni trattato: un racconto.
Nel numero 1115, “L’architettura è narrazione”, un’architettura che, per essere amata, prima di tutto deve tornare a farsi capire. La copertina, firmata dall’illustratrice Marta Cerdà Alimbau (Blindness, 2026), lo dichiara senza mediazioni: troppa architettura contemporanea ha bisogno oggi di essere spiegata per essere apprezzata, perché è stata spinta verso un’astrazione intellettuale riservata a pochi eletti.
Ad aprire il numero è l’editoriale di Ma Yansong, L’architettura è narrazione: l’architetto e fondatore di Mad denuncia una disciplina chiusa in un linguaggio di -ismi ed etichette che ha smarrito ciò che dovrebbe restare al centro della vita, delle emozioni, dell’esperienza vissuta e rivendica un’architettura capace di farsi capire da chiunque, colto o meno che sia, perché la storia precede sempre la forma. Cita a modello il Vietnam Veterans Memorial di Maya Lin, spazio che sa raccontare senza spiegarsi. Segue, nel Portfolio, il testo di Alessandro Benetti, Luoghi per vivere la memoria: una rassegna sui memoriali contemporanei letta attraverso il concetto di lieux de mémoire di Pierre Nora e il “memory boom” descritto da Andreas Huyssen, dal memoriale di Maya Lin al 9/11 Memorial di New York.
Nei Saggi, Sarah Whiting, preside della Harvard Graduate School of Design, firma Praticare empatia e moralità, una riflessione sulla Generazione Z che oggi affolla le scuole di architettura e su una visione del progetto fondata sul collettivo più che sull’eroismo individuale; Yosuke Hayano, socio di Mad, firma La distanza tra due luoghi, dedicato al rapporto fra Lunuganga e il Number 11 di Colombo, le due case di Geoffrey Bawa, e a come il vero progetto dell’architetto singalese sia stato il movimento continuo tra i due luoghi, non l’uno o l’altro. Nella rubrica Parliamone, ancora Ma Yansong intervista George Lucas a proposito del Lucas Museum of Narrative Art di Los Angeles, in apertura a settembre 2026: un dialogo sulla disciplina narrativa che serve a costruire un mondo di finzione come a far piangere davanti a un dipinto rinascimentale, e sulla sua vita da “contrarian” a partire da Guerre stellari.
Troppa architettura contemporanea ha bisogno oggi di essere spiegata per essere apprezzata, perché è stata spinta verso un’astrazione intellettuale riservata a pochi eletti.
La sezione Architettura, design, arte raccoglie otto progetti raccontati dai rispettivi autori o critici: Blair Kamin scrive dell’Obama Presidential Center di Tod Williams Billie Tsien Architects a Chicago; Herzog & de Meuron firmano il testo sulla propria Titlis Tower a Engelberg, in Svizzera; Petr Hájek presenta The Crab Hall a Karlovy Vary, firmato dal suo studio Petr Hájek Architekti; Ziyu Zhuang racconta Prairie Ark, il centro culturale del suo studio Buzz nelle praterie della Mongolia Interna; Elsa Escobedo e Shohei Kuma firmano House by the Temple a Tokyo; Hu Xing descrive la Jingzhou City Wall Exhibition Hall di Qing Studio, in Cina; Sofia Grimou scrive di “Grottesco”, la mostra di Eva Jospin al Grand Palais di Parigi; Studio Paradisiartificiali, in dialogo con l’artista Owen Gent, presenta Bagni misteriosi a Milano. Nella sezione Tempi nuovi, Matt Shaw firma Per narrare, un confronto fra due strategie opposte per restituire l’architettura alle persone comuni: quella di Leopold Banchini a Ginevra, che progetta dispositivi da usare più che superfici da leggere, inseguendo le “piccole utopie” di Hakim Bey; e quella di DL Atelier, lo studio di Liu Yang e Xu Dan a Pechino, che lavora per simboli universali tratti dalla natura.
In Architettura senza architetti, Zhenru Zhou firma Archivio sacro, il racconto della Grotta a tre piani nel sito di Mogao a Dunhuang, in Cina, tra scoperta archeologica, mecenatismo medievale e stratificazione collettiva. Chiude il numero, in Storie, di nuovo Ma Yansong con Involucri che sanno narrare storie ed emozioni: il racconto della propria infanzia in un siheyuan pechinese trasformato in un piccolo villaggio brulicante di vita, e della genesi del Lucas Museum of Narrative Art, nata da una risonanza a distanza di vent’anni fra un suo museo nel deserto del Gobi e una scena di Guerre stellari.
Nel Diario del mese Walter Mariotti pone una domanda: Chi disegna le rovine? Venezuela, Gibellina e il diritto alla memoria. A partire dal doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno scorso e dalla controversa missione tecnica israeliana coinvolta nella ricostruzione, Mariotti richiama la lezione di Gibellina, rasa al suolo nel 1968 e ricostruita altrove da Ludovico Corrao con Burri, Quaroni, Purini e Thermes: un luogo bellissimo e, 58 anni dopo, ancora non del tutto “casa”. La tesi è che la ricostruzione post-disastro non sia mai un atto neutro, ma sempre una dichiarazione politica su chi ha diritto di decidere cosa una comunità ferita può ricordare.
Seguono le rubriche: Simona Bordone, in Archivio Domus, riscopre l’articolo di Lisa Ponti su Alan Sonfist (Domus 561, 1976) e il suo Time Landscape, ricostruzione filologica della foresta originaria di Manhattan; la redazione, firmata Elena Sommariva, presenta in Letture globali quattro uscite editoriali, dedicate a Gianfranco Frattini, a Fabrizio Clerici, al vignettista Alan Dunn e agli scritti di Giovanni Klaus Koenig; Paul Smith, in Luoghi comuni, mette a confronto le sorti del ginnasio di Kenzo Tange a Kagawa, destinato all’abbattimento, e quelle di San Siro a Milano; Valentina Petrucci, in Dettagli, racconta la collezione del manager Eugenio Sidoli a partire da Afrocentric (Power & Equality) di Shepard Fairey; Francesco Franchi, in Grafica, descrive Canyon Predict, il sistema di information design per la sicurezza dei ciclisti, letto attraverso la lezione di Edward Tufte; Loredana Mascheroni, in Minimalismi, racconta la lampada Solaris disegnata dalla dodicenne Sol Rybakken Kallin per Blond, insieme al padre Daniel Rybakken; Nicola Barracchia, ne L’architettura dei numeri, dedica il capitolo sul numero Sette a Renzo Piano e Walter Gropius; Alberto Mingardi, in Utopie e distopie, scrive di Facial Justice di L.P. Hartley e della serie Silo, letti come riflessioni sul controllo sociale attraverso l’urbanistica.
E ancora, Elena Sommariva, in Bambini, presenta Scintillab, il kit didattico scientifico della Fondazione OpenDot, con Fondazione Agnelli, Ferrari e Cnr; Silvana Annicchiarico, in Talenti, racconta la designer lettone Baiba Soma e il suo Surface Bloom; Antonio Armano, in Aziende, ricostruisce la storia di Caccaro attraverso le parole di Roberto Caccaro; Chiara Cantoni, in Spazi per l’arte, descrive Casa Sanlorenzo a Venezia, progetto di Lissoni & Partners accanto alla Basilica della Salute; Cristian Minerva, in Criticamente, firma un saggio personale sull’ascolto come metodo di progetto; Valentina Croci, in Riciclo, racconta Secunda Natura, la collezione di Parasite 2.0 per Bianco67 nata dal recupero degli scarti di cava;
E poi seguono, Elena Sommariva, in Materiali, descrive Bascule, la poltrona di Studio Œ per Vitra; Alessandro Benetti, in Dispacci dal fronte, racconta Casa BM di ErranteArchitetture, lo studio di Sarah Becchio e Paolo Borghino, a Paesana; Paola Carimati, in Human design, racconta la nascita del Mira, l’Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti, a Messina; Cristina Moro, in Riedizioni, descrive il ritorno in catalogo per B&B Italia della poltroncina Neva di Richard Sapper; Walter Mariotti, ne Il valore dell’ospitalità, presenta Niòbē, il nuovo ristorante sul lungolago di Lecco firmato da Flaviano Capriotti Architetti; Daniela Brogi, in Finzioni, scrive del restauro di Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, presentato a Venezia nella sezione “Venezia Classici”.
Chiude il numero, come sempre, il Contrordine firmato da Walter Mariotti, Il trofeo se ne va, gli stadi restano: dalle immagini con cui i tg di tutto il mondo hanno chiuso il Mondiale di calcio disputato fra Stati Uniti, Messico e Canada, Mariotti sposta lo sguardo sui sedici stadi sparsi su tre Paesi e 4.500 chilometri destinati a tornare, nei prossimi mesi, alla propria vita ordinaria, richiamando la distinzione fra il modello di Barcellona ’92, capace di lasciare un’eredità urbana, e quello di Atene 2004, che lasciò solo piscine vuote. Il vero tema dei grandi eventi, scrive, non è il giorno della partita, ma il giorno dopo.
Leggi anche: Ma Yansong: “L’architettura non è architettura: è narrazione”
Accompagna il numero anche un dossier speciale, Uno spazio che sente, pensa e progetta, dedicato alla nuova sede di Editoriale Domus firmata dallo studio Il Prisma. Sofia Bordone, Ceo di Editoriale Domus, firma Collaborazione, sostenibilità e bellezza: i tre principi della nostra idea di spazio di lavoro, un racconto in prima persona che parte dai ricordi d’infanzia nei corridoi postmoderni della vecchia sede di Rozzano per arrivare al manifesto della nuova sede. Il Direttore Editoriale Mariotti racconta un luogo nato con una missione e mosso dalla voglia di leggere e capire il mondo, la storia di Editoriale Domus dalle origini, da Gianni Mazzocchi e l’incontro con Gio Ponti fino all’edificio postmoderno di Rozzano firmato dallo Studio Nizzoli su suggerimento di Alessandro Mendini, e alla guida attuale di Giovanna Mazzocchi e Sofia Bordone.



